La casa di una nuova vita per mamme in difficoltà e i loro bambini

Published on martedì, 5 novembre 2019

“Arché in greco significa principio, ma è anche il termine che usavano i filosofi dell’antichità per indicare l’origine di tutte le cose. In questo caso l’inizio di una nuova vita”

– Federica Berton, educatrice progetto CasArché

Vita quotidiana e lavoro

La vita quotidiana a CasArché dipende dalle singole situazioni: se per esempio una mamma lavora, continuerà a farlo per rientrare solo il pomeriggio o la sera; altre invece escono la mattina per accompagnare i figli a scuola. In generale però lo spirito è quello di una comunità: si vive insieme e ci sono alcune regole uguali per tutte, come gli orari dei pasti. E come in ogni vera comunità, racconta Federica, "il bel rapporto di fiducia si vede anche nelle piccole cose quotidiane, come quando ci si incontra in pigiama la mattina mentre si prepara il caffè".

Gli educatori seguono Mariangela e le altre mamme nella quotidianità: per esempio aiutano una nuova arrivata nell’allattamento dei suoi quattro gemelli, o insegnano alle più inesperte come fare il bagnetto ai figli. Più in generale, le supportano in tutto quello che riguarda il loro mestiere di mamme, il più difficile ma anche il più bello che ci sia.

Spesso il primo anno serve per ambientarsi e definire un percorso di uscita: lo scopo di CasArché, nelle parole di Dalila, "è il reinserimento di mamme e bambini nella normale vita sociale". Questo accade anche attraverso l’apprendimento di nuove competenze professionali, a cui provvede il laboratorio di sartoria dell’impresa sociale.

A questa iniziativa, recentemente, se n’è affiancata un’altra: un orto coltivato da mamme e bambini. È un lavoro gratificante, sia nel veder crescere i germogli e maturare i frutti, sia nel consumare i prodotti della terra coltivati con le proprie mani.

Dalla comunità all’autonomia

In media la permanenza a CasArché dura circa un anno e mezzo.

Per alcune mamme, le più fragili, è solo il primo passo di un percorso che può portarle a trasferirsi nei progetti di semi-autonomia: in questi casi si spostano – naturalmente con il figlio o i figli – in uno degli appartamenti di cui la Fondazione fruisce a Milano e lì continuano ad essere affiancate dagli educatori, ma solo a tempo parziale e non più 24 ore su 24.

Si passa poi alla fase di piena autonomia: anche in questo caso Arché fornisce le strutture abitative, alle quali si aggiungerà presto la Corte di Quarto, una palazzina con 14 appartamenti in corso di realizzazione nel giardino di CasArché.

Oggi Mariangela vive in regime di autonomia, ma non ha voluto recidere i legami che si erano creati: mentre è a scuola, lascia la bambina a CasArché. Ma c’è anche un’altra cosa che rende gli educatori ancora più felici e orgogliosi del proprio lavoro: spesso Mariangela va a trovarli spontaneamente, forse in nome di quell’affetto che non aveva trovato altrove. Un sentimento che ha avuto bisogno di tempo per nascere ma che adesso si è sedimentato.