Dynamo Camp, benvenuti all’isola che non c’è

Pubblicato giovedì, 5 dicembre 2019

“E adesso come faccio a dire a mamma che non mi è mancata per niente?”

– Una bambina del campo

Da Leonardo all’action painting

“La Gioconda? Se l’ha fatta Leonardo posso farla anch’io!”. A volte sono gli stessi ragazzi, nel loro candore, a esaltarsi come veri artisti. Dal 2009 infatti Dynamo Camp offre anche un laboratorio di pittura che è fra le attività più apprezzate: arriva di volta in volta un artista professionista e coinvolge i ragazzi in una creazione in comune, uno per uno o a piccoli gruppi.

Si va da disegni semplici alle variazioni sulla Monna Lisa che hanno suscitato lo spirito emulativo dei pittori in erba, fino a tecniche che possono essere definite di action painting, come quella volta che i bambini dovevano dipingere una tela colpendola con guantoni da pugile che avevano intinto nel colore. Il risultato estetico è stato emozionante, ma schizzare colori per tutta la stanza è stato quasi altrettanto divertente che dipingere.

Alcune delle opere, poi, possono essere cedute in cambio di donazioni di beneficenza all’associazione, ma in generale vengono esposte in una vera e propria galleria d’arte che non può non inorgoglire gli autori: “Ho visto la mia opera l’ultimo giorno del Camp, l’anno scorso. Vederla mi ha fatto capire che posso fare qualunque cosa ed essere chiunque voglia”, ha raccontato una bambina.

E i genitori riscoprono i piccoli piaceri della vita

Dal 2009, ai programmi per bambini e per ragazzi si è aggiunta una terza tipologia: i programmi per le famiglie, pensati per i casi in cui i bambini hanno una minore autonomia, per esempio per patologie neuromotorie. Situazioni che per i genitori possono essere molto pesanti. La loro gratitudine emerge da tutti i commenti: “Dynamo è un posto dove la magia si unisce alla realtà. Ora sappiamo che niente è impossibile”. Oppure: “È un’isola felice, l’isola che non c’è, ma che fortunatamente per merito vostro esiste”.

Al campo anche i genitori riscoprono i piccoli piaceri della vita: una mamma ha ricominciato a truccarsi e a prendersi cura di sé, mentre una coppia ha deciso di non partecipare alle attività organizzate perché ha colto l’occasione per fare una passeggiata mano nella mano nella natura: erano otto anni che non ne avevano la possibilità. Un’altra coppia addirittura ha trovato tanta forza e fiducia nella vita da decidersi a fare un altro figlio.

E i genitori, anche se in modo diverso dai ragazzi, ricompensano gli operatori della struttura con una grande ricchezza umana. “Ci ringraziano, ma anche noi dobbiamo ringraziare loro - spiega Nigro - perché ci spiazzano sempre con l’emozione con cui guardano ai propri figli”.

Nigro ricorda di aver visto una volta un bambino disabile sollevato con poca grazia dal padre, che gli puliva la carrozzella con il tubo per innaffiare: “Poteva venire istintivo pensare a una mancanza di sensibilità; poi abbiamo scoperto che non era il padre ma il compagno della madre, eppure si dedicava al bambino come se fosse suo figlio. È stata una lezione di vita”.