Dal bullismo al cyberbullismo: cos’è cambiato con la tecnologia e cosa fare per combatterlo

Pubblicato martedì, 9 febbraio 2021

L’adolescenza è un periodo della vita particolare e non sempre facile. Da molti anni l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata sulle dinamiche del bullismo e sull’impatto del fenomeno negli anni della crescita. Ma in che modo la tecnologia sta cambiando le relazioni sociali tra gli adolescenti e come i nuovi mezzi di comunicazione hanno reso certe forme di pressione, molestia o ricatto più insidiose e pericolose? È di pochi anni fa la legge che regola ruoli e responsabilità rispetto al cyberbullismo e sono molti i progetti che intendono combattere il fenomeno.

Cosa sono bullismo e cyberbullismo? Le definizioni

Secondo quanto evidenziato dalla legge del 29 maggio 2017, n. 71, “per cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca è riportata la definizione dei due fenomeni: “Il cyberbullismo è la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest'ultimo è caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo”.

Il cyberbullismo si può manifestare in modi diversi: dai messaggi violenti e volgari online volti a provocare e umiliare le vittime, alla diffusione di dati personali e sensibili, allo scambio di persona. Si può arrivare al cyberstalking, alla denigrazione e alle molestie online, fino a quello che viene definito cyberbashing quando le violenze o i maltrattamenti di gruppo vengono ripresi e poi pubblicati su Internet.

Differenza tra bullismo e cyberbullismo

La differenza tra bullismo e cyberbullismo non è data solo dall’utilizzo del mezzo tecnologico: mentre nel bullismo ci si riferisce a eventi reiterati nel tempo, la pervasività e la velocità con cui si diffonde il materiale online fanno sì che il cyberbullismo possa essere caratterizzato anche da un solo episodio che si amplifica rapidamente. Se dal bullo incontrato a scuola, all’oratorio o al campo sportivo si può essere al riparo una volta fuori da quell’ambiente, la sua versione cyber può tenere la vittima sotto scacco 24 ore su 24. Inoltre nel cyberbullismo le sofferenze vissute dalle vittime non sono visibili a chi le provoca, che guadagna ulteriore distacco utilizzando un profilo online, spesso virtuale. Questa distanza, fisica ed empatica, fa sì che chiunque possa trasformarsi in cyberbullo, anche chi è vittima di bullismo.

I numeri di bullismo e cyberbullismo

In occasione dell’Internet Safer Day 2021, la giornata mondiale dedicata all’uso responsabile della Rete, il Moige (Movimento italiano genitori) ha presentato i risultati di un’indagine realizzata in collaborazione con l’Istituto Piepoli su un campione di 1.144 minori: il 45% ha subito prepotenze, di cui il 30% verbali, il 24% psicologiche, il 4% fisiche e il 4% su social; 3 ragazzi su 10 conoscono vittime di cyberbullismo, con episodi che nel 30% dei casi si ripetono. Dall’indagine emerge anche che il 48% considera i genitori un punto di riferimento in caso di episodi di bullismo mentre solo il 14% si rivolgerebbe agli insegnanti e il 24% agli amici. 

Gli ultimi dati Istat relativi al bullismo risalgono invece al 2014 ma già allora fotografavano un fenomeno molto ampio: più della metà degli intervistati tra gli 11 e i 17 anni dichiarava di essere rimasto vittima di almeno un episodio offensivo, non rispettoso e/o violento nel corso dei 12 mesi che precedevano l’intervista: il 19,8% affermava di essere stato vittima di bullismo una o più volte al mese, mentre per quasi la metà di questi (9,1%) si parla di una o più volte a settimana. La percentuale di minori che ha dichiarato di avere subìto prepotenze diminuiva al crescere dell’età, aumentava spostandosi verso il Nord ed era maggiore tra le ragazze. 

ragazza che segue una lezione a distanza | Enel Cuore

Chi è il bullo, chi è la vittima

Il bullismo può avere diverse forme e attori: possono essere presi di mira l’aspetto fisico, l’andamento scolastico, il modo in cui si parla o ci si veste, viene scelto quello che è percepito come diverso da un singolo o dal gruppo. Oppure chi è meno forte, o chi non sarà con buona probabilità aiutato dagli altri, magari perché non fa amicizia molto facilmente.

Un meccanismo che viene evidenziato in letteratura è quello della ristrutturazione cognitiva, anche detta disimpegno morale, tramite la quale l’individuo si autogiustifica, disattivando in parte o del tutto il controllo morale, e mettendosi così al riparo da sentimenti di svalutazionesenso di colpa e vergogna. Questo si verifica con ancora maggiore semplicità quando ci si trova davanti a uno schermo, che in mancanza di presenza fisica rende più impegnativo entrare in empatia con gli altri.

Anche chi partecipa o si limita ad assistere ad atti di bullismo sperimenta lo stesso meccanismo: ecco perché diventa importante educare a rafforzare la consapevolezza, l’assunzione di responsabilità, l’impegno morale contro il disimpegno che rischia di verificarsi. Il gruppo “silenzioso”, infatti, può fornire sostegno al bullo, può rendersi addirittura complice - magari senza comprenderlo - del cyberbullo. Nel caso del cyberbullismo, infatti, anche un semplice like, un commento, una condivisione, rende corresponsabile chiunque partecipi, facendo di fatto aumentare la portata dell’azione. Anche tacere sapendo cosa accade attribuisce una responsabilità: perché smettere di stare in silenzio è qualcosa che può fermare una situazione di cyberbullismo.

Come affrontare il cyberbullismo

Seguendo i consigli di Telefono Azzurro, se si assiste a un episodio di cyberbullismo, o se qualcuno si confida con noi, non si deve mai minimizzare: spesso quello che può sembrare un semplice scherzo, rimarrà sempre online e lascerà traccia anche a distanza di tempo. È importante far sentire il proprio sostegno a chi sta vivendo questa situazione, chiedere come sta, aiutarlo a capire che non deve sentirsi sbagliato, non deve vergognarsi, né ha colpa per quanto è successo.

È meglio che chi viene preso di mira eviti di rispondere, commentare, reagendo allo stesso livello: è consigliabile invece conservare tutte le tracce, che costituiranno una prova nel caso di una denuncia. A quel punto si possono bloccare i profili ostili, e se la vittima ha più di 14 anni (in caso contrario è necessario l’intervento dei genitori o tutori) può chiedere al gestore del sito internet o del social network di oscurare, rimuovere e/o bloccare i contenuti diffusi nella rete che la riguardano. Se entro 24 ore il gestore non avrà provveduto, vi è un modello da compilare e inviare al Garante per la protezione dei dati personali.

Per quanto riguarda il bullo, è importante cercare di lavorare sulla sua emotività, ascoltarlo, capire perché lo fa e agire in maniera ferma ma indiretta, in modo da proteggere la vittima. Interventi duri, diretti ed espliciti rischiano di non far altro che peggiorare la situazione di chi, in assenza dell’adulto, si troverà poi a dover subire angherie ancora peggiori.

Come prevenire il cyberbullismo

La cura migliore per il cyberbullismo è la prevenzione, volta a evitare a possibili vittime le ferite che questi comportamenti possono lasciare. È importante favorire il dialogo, sia in famiglia che a scuola, facendo capire ai ragazzi che possono sempre chiedere aiuto o consiglio. Se temono conseguenze negative e punizioni, difficilmente si apriranno in caso di difficoltà.

È importante che imparino a comprendere il punto di vista degli altri, a immedesimarsi e a rispettare idee diverse dalle proprie, e a non esprimersi in modo aggressivo. Identificarsi troppo con quello che condividono su Internet, però, li porterà a essere più facilmente feriti da chi potrebbe attaccarli: meglio fare in modo che quello che vivono online non si sostituisca alla vita “reale”.

Bisogna poi educare a rafforzare la consapevolezza, l’assunzione di responsabilità, il rispetto, contro la violenza e l’omertà, facendo passare il messaggio che, senza la paura o la collusione di chi è intorno, il cyberbullo non potrebbe agire. Attenzione alla privacy: è preferibile che ragazzi e adolescenti non pubblichino mai dati, né troppe informazioni personali. Ancora più cautela su foto e video di sé stessi: si tratta di materiale che potrebbe essere utilizzato per offendere o ricattare, oppure condiviso per screditare. I casi di cronaca al riguardo, purtroppo, non mancano. A seconda dell’età, bisogna assicurarsi che le impostazioni della privacy siano corrette.

Bullismo e cyberbullismo a scuola

La legge 71 del 2017 e le relative Linee di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo indicano agli attori del sistema scolastico i ruoli, le responsabilità e le azioni utili a prevenirlo e a gestirne i casi. Le linee prevedono la scelta di un referente, che deve essere formato, parallelamente alla promozione di un ruolo attivo degli studenti, che dovranno anche sviluppare adeguate competenze digitali. Un accento particolare viene posto sul fatto che la scuola deve adottare azioni preventive ed educative, non solo sanzionatorie (commisurate alla gravità degli atti compiuti), oltre a misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti.

Il referente ha il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e contrasto del cyberbullismo, con la collaborazione delle Forze di polizia o delle associazioni presenti sul territorio, supportando anche il dirigente scolastico nella stesura di regolamenti e procedure interne. Quest’ultimo, nel caso in cui venga a conoscenza di atti di cyberbullismo, deve informare i genitori dei minori coinvolti, a meno che le azioni compiute non costituiscano reato. Nel caso in cui si ipotizzi la presenza di un reato, si potrà far riferimento agli uffici delle Forze di polizia per inoltrare la segnalazione e permettere alle autorità competenti l’approfondimento della situazione da un punto di vista investigativo. Chi compie atti di bullismo e cyberbullismo può anche essere responsabile di reati penali e danni civili: responsabilità che, in caso di minore età, possono ricadere anche sui genitori, sugli insegnanti e la scuola.

bambini che ridono in un campetto da calcio | enel cuore

Servizi e progetti per i minori, i genitori e gli insegnanti

Esistono numerosi progetti educativi e formativi contro bullismo e cyberbullismo, oltre a servizi sempre attivi per i ragazzi o i genitori che vogliono chiedere aiuto.

  1. Giovani Ambasciatori contro il cyberbullismo” è la campagna nazionale del MOIGE - Movimento Italiano Genitori onlus, promossa in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, la Polizia di Stato, l’ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani, l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e con il supporto di Enel Cuore, Trend Micro Italia e del Fondo di beneficenza Intesa Sanpaolo. Sono coinvolte 250 scuole su tutto il territorio nazionale, con più di 62.000 studenti formati tramite incontri diretti e una rete di Giovani Ambasciatori che diventeranno punto di riferimento all’interno degli istituti per segnalare casi di bullismo fisico e online. Il progetto mette a disposizione anche il numero verde 800.93.70.70 e il servizio sms dedicato al numero 393.300.90.90, oltre a un centro mobile di sostegno e supporto contro il cyberbullismo. Il camper allestito con spazi polifunzionali è stato acquistato nel 2018 proprio grazie a una donazione di Enel Cuore Onlus.
  2. Generazioni Connesse” è un progetto coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca, co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma “Connecting Europe Facility”, attraverso il quale la Commissione promuove strategie per rendere Internet un luogo più sicuro per gli utenti più giovani. Al suo interno si possono trovare corsi di formazione per insegnanti, genitori e studenti, materiale informativo per ragazzi, genitori e scuole, video e personaggi da fumetto per insegnare come stare in rete e una piattaforma dedicata all’educazione civica digitale.
  3. Safer Internet Centre (SIC), compreso all’interno del progetto “Generazioni Connesse” e membro di una rete promossa dalla Commissione Europea che si concretizza nella piattaforma online “Better Internet for Kids” gestita da European Schoolnet, in collaborazione con INSAFE (network che raccoglie tutti i SIC europei) e Inhope (network che raccoglie tutte le hotlines europee). L’obiettivo di SIC è quello di fornire informazioni e supporto a bambini e ragazzi, oltre che a chi si occupa della loro formazione digitale (e non solo). Il progetto serve anche ad agevolare la segnalazione di materiale illegale online per creare un ambiente migliore su Internet, più sicuro, innovativo e di qualità.
  4. Telefono Azzurro mette a disposizione operatori esperti e preparati su questo genere di problemi, disponibili ad ascoltare e dare aiuto ai ragazzi al numero 1.96.96, gratuito e attivo tutti i giorni 24 ore su 24, oppure via chat. In più fornisce una Helpline per Generazioni Connesse sempre a disposizione degli insegnanti, del dirigente e degli operatori scolastici, oltre che dei bambini, degli adolescenti, dei genitori e di altri adulti che possono avere bisogno di un confronto e di un aiuto per gestire nel modo più opportuno esperienze negative e/o problematiche inerenti l’utilizzo dei nuovi media.
  5. Nel 2020 si è tenuta l’ottava edizione di "Una vita da social", la campagna educativa itinerante della Polizia di Stato e del Ministero dell’Istruzione sui temi dei social network, del bullismo e del cyberbullismo. Gli operatori della Polizia postale e delle comunicazioni, nel corso delle precedenti edizioni, hanno incontrato oltre 2 milioni e mezzo di studenti, 220.000 genitori, 125.000 insegnanti in 18.500 Istituti scolastici, raggiungendo 350 città.
  6. Per l’anno scolastico 2020-2021 il Ministero dell’Interno ha patrocinato il progetto “Panchine Gialle contro il bullismo e il cyberbullismo" di Helpis Onlus, organizzazione che dal 2005 si propone di contrastare il disagio adolescenziale in tutte le sue forme e proteggere i minori, tramite interventi diretti nelle scuole e formazione di docenti e genitori. Le panchine servono a tenere alta l’attenzione sul problema del bullismo e a non dimenticare che in Internet si possono nascondere dei rischi, soprattutto per i più giovani.