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Vivere in cohousing: una soluzione per gli anziani, ma non solo

Vivere in cohousing: una soluzione per gli anziani, ma non solo

Dall’attenzione per l’ambiente a quella per la società, sono cresciuti la consapevolezza e l’impegno delle aziende. I 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile sono diventati un punto di riferimento globale: molti i progetti anche in Italia.

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Il giardino. La lavanderia. La palestra. L’orto. La cantina con gli attrezzi. La sala per il tempo libero con il ping pong, il calciobalilla, e magari il biliardo. Per una casa normale è un sogno, per il cohousing la realtà. Perché vivere in comune si basa proprio su questo: condividere alcuni spazi, quindi le spese, ma anche le comodità. Più la possibilità di farsi compagnia e aiutarsi. Per questo il cohousing è in crescita, soprattutto tra quelle persone che rischiano di ritrovarsi sole nel momento della vita in cui hanno più bisogno di aiuto: gli anziani.

Definizione e significato di cohousing

Il suono anglosassone non deve intimorire, perché il significato di cohousing è semplice: può essere tradotto come “coabitazione”. Il termine è stato coniato negli anni Ottanta da due architetti americani che durante gli studi a Copenaghen rimasero affascinati dall’idea di abitare in luoghi condivisi. Una pratica già diffusa in Danimarca grazie all’architetto Jan Gødmand Høyer, che per primo, negli anni Sessanta, immaginò una forma di vicinato tra abitanti che vivono in alloggi privati e ampi spazi comuni.

Per capire che cos’è il cohousing bisogna guardare anni di esperienze in Nord Europa e Nord America, dove i cohousers sono uniti dal desiderio di ottenere benefici sociali, economici e ambientali. Si tratta di famiglie, coppie, single, giovani e anziani. Per quest’ultima categoria di persone, secondo numerosi studi, ci sono infatti benefici dal punto di vista fisico e psicologico. L’architetta Grace H. Kim è tra i massimi esperti internazionali di cohousing e nelle sue conferenze internazionali ripete che abitare in modo condiviso consente di vivere più felici e più a lungo.

I requisiti del cohousing per anziani

L’interesse nei confronti del cohousing per anziani – talvolta chiamato senior cohousingsilver (co)housing o senior living – è fisiologico se si considera la natura demografica dei Paesi occidentali. Secondo Eurostat la popolazione in Italia con più di 65 anni è passata dal 20,3% del 2009 al 22,8% del 2019, ed entro il 2060 supererà il 30%. In una società dove la speranza di vita si allunga e dove è raro che siano i figli a prendersi cura dei genitori, sono gli anziani stessi (o i futuri anziani) a dover disegnare il proprio futuro.

Per poter accedere al cohousing per anziani non servono requisiti particolari. La condivisione di alcune parti di abitazione non richiede l’adesione a un progetto di vita totalizzante. Basta voler conciliare la propria sfera privata con la socialità e la condivisione, ed essere in grado di badare a sé stessi a seconda della tipologia di cohousing cui si decide di aderire.

Progetti di cohousing

Nei Paesi europei dove gli investimenti per il senior cohousing sono maggiori (Regno Unito, Germania e Francia) le esperienze nate sono molteplici. Ci sono abitazioni in zone residenziali destinate a persone di una determinata età; alloggi indipendenti o condomini fatti di singoli appartamenti ma con spazi comuni; residence per anziani con servizi di assistenza che possono arrivare a comprendere una casa di riposo al loro interno. Gli abitanti, a seconda dei casi, scelgono se acquistare o affittare l’abitazione.

L’Italia è ancora molto indietro dal punto di vista dell’offerta, ma secondo una ricerca di mercato di Nomisma questo settore sta per vivere un grande sviluppo. Premesso che in Italia l’80% degli anziani vive in case di proprietà che, in 7 casi su 10, hanno più di mezzo secolo di vita (e che nel 76% dei casi non hanno l’ascensore), Nomisma monitora un cohousing che sta assumendo queste caratteristiche: strutture in quartieri centrali di città capoluogo; bilocali di 50-60 metri quadrati, con il 10% delle superfici destinato a spazi comuni; una quota di residenze destinata a uso temporaneo (post-ricoveri, soggiorni di familiari); servizi di base (reception, piscina, palestra, ristorante) e servizi opzionali (cura della casa, assistenza, trasporti); cohousers con un reddito medio annuo tra i 20 e i 30mila euro. Diversi operatori del settore ritengono che un’abitazione condivisa consenta di risparmiare sino al 30% sulle spese.

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La normativa per il cohousing

In attesa che il mercato italiano decolli, le istituzioni vedono le potenzialità per realizzare tramite il cohousing politiche sociali, mentre le imprese possono cogliere le opportunità che questo offre dal punto di vista architettonico e giuridico. Eppure in Italia non esiste una disciplina giuridica per il cohousing, che segue la normativa civilistica sui condomini e ricorre a istituti giuridici esistenti come l’associazione culturale di promozione sociale, la cooperativa o la fondazione. Non si può poi escludere che la realizzazione di un cohousing preveda il rapporto con altri enti, pubblici o privati, dal momento che per ospitare diverse persone serve uno spazio ampio come un palazzo, un complesso residenziale o un edificio in disuso.

Cohousing e case di riposo: vantaggi e differenze

L’associazione Osservatorio Senior calcola che in Italia le strutture per gli over 75 sono soprattutto al Nord: nel 35,6% dei casi sono dedicate ad anziani non autosufficienti e nel 38,2% a un’utenza mista, mentre solo nel 6,4% dei casi si rivolgono a ospiti autosufficienti. Il senior cohousing punta a quest’ultima parte. Il cohousing per anziani non è infatti un’alternativa alla casa di riposo, perché riguarda persone autonome, anche se sono numerosi gli esempi in cui si sta sviluppando in una forma ibrida. Molto dipende infatti dal tipo di cohousing e dalla modalità di adesione, se con una progettazione partecipata o tramite un progetto predisposto da altri. In ogni caso gli anziani mantengono la propria vita privata con stanze dedicate, e condividono con gli altri alcune attività quotidiane per combattere la solitudine e l’esclusione sociale.

Dove trovare le strutture di cohousing per anziani in Italia

In Italia le strutture di cohousing per anziani sono ancora poche. Molte sono in fase sperimentale, altre in progettazione. Eccone degli esempi, tra cui alcune iniziative sostenute da Enel Cuore.

Valle d’Aosta

Nel 2018, a Nus, è stata inaugurata la casa-famiglia per anziani autosufficienti “La Bonne Maison”. A Charvensod, entro il 2022, dovrebbe nascere un cohousing a Maison Anselmet grazie a un investimento comunale.

Piemonte

Novara, nell’ambito del programma Viva gli Anziani, all’interno del Villaggio Dalmazia sono stati riconvertiti al cohousing 3 appartamenti, così come l’abitazione dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, donata alla Comunità di Sant’Egidio, ribattezzata “Casa Simeone e Anna”. A Crevacuore, in provincia di Biella, una casa è stata donata al Comune con lo stesso obiettivo. A Beinette, provincia di Cuneo, c’è il cohousing di “Casa Nostra”, interrotto durante l’emergenza sanitaria.

Lombardia

Un cohousing per anziani è presente nel Borgo Sostenibile di Figino, a Milano, una delle principali esperienze di cohousing in Italia. A Bergamo la struttura Domitys Quarto Verde ha 124 appartamenti destinati agli anziani.

Veneto

Treviso, Borgo Mazzini Smart Cohousing ha decine di appartamenti per gli anziani. A Padova l’esperimento di cohousing per anziane in località Arcella è facilitato dalla Comunità di Sant’Egidio.

Trentino

È una delle Regioni pioniere in Italia. “Casa alla Vela”, in località Vela a Trento, è nata nel 2014 e propone un cohousing con giovani e anziani. “Casa Cles”, sui monti della Val di Non, è attiva dal 2017. Il Comune di Bolzano sta sperimentando forme di cohousing per anziani in alloggi pubblici.

Friuli-Venezia Giulia

Pordenone c’è “Casa Egidio”, a Trieste “Casa Blu”.

Liguria

Genova, all’interno della casa di riposo Villa Marta di Betania, vi è una comunità-alloggio per anziani autosufficienti. Nella casa “Convivenza solidale Roberto Bianchi”, nel quartiere Carignano, abitano anziani che anziché finire in istituto hanno unito le proprie forze per vivere insieme in un appartamento. Anche a La Spezia l’associazione La Falena sta cercando di avviare un progetto di cohousing per anziani.

Toscana

Zambra, nel Comune di Cascina in provincia di Pisa, “Isaro Casarosa” ospita persone autosufficienti oltre i 65 anni. A Grosseto, nel palazzo del Seminario Vescovile, “Casa Francesco Mocciaro” è riservata ad anziani autosufficienti che non possono contare sull’aiuto continuativo dei parenti. Il “Cohousing del Moro” è il primo caso di coabitazione tra over 60 a Lucca.

Emilia-Romagna

“Ca’ Nostra” a Modena e “Solidaria” a Ferrara sono tra i primi esempi di cohousing per anziani in Italia. Esperimenti simili sono stati replicati a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, e di recente a Bologna, nel complesso di Santa Marta.

Lazio

Guarcino, in provincia di Frosinone, è in corso di ripopolamento con pensionati e studenti e ambisce a diventare un borgo a misura di anziano. A Ostia esiste un progetto di cohousing avviato dalla Comunità di Sant’Egidio. Roma Capitale ha aperto “Casa Giada” in zona La Giustiniana, “Casa Gaia” in zona Torre Gaia, “Casa delle Viole” in zona Monteverde. Abitare Gea è promotore di progetti di cohousing diffuso nella capitale, mentre con il programma Viva gli Anziani abbiamo contribuito a realizzare un appartamento in cohousing all’interno di un condominio protetto in via Quinto Cecilio (quartiere Monteverde Vecchio).

Umbria

“Casa Mia”, a Narni Scalo in provincia di Terni, è un progetto di cohousing per persone autosufficienti o con piccole disabilità.

Campania

Napoli, nell’ambito del programma Viva gli Anziani, sono stati effettuati lavori di ristrutturazione di un “basso” da adibire a cohousing nei locali sottostanti la Casa Famiglia nel quartiere San Lorenzo. “Nonninsieme” a Cava De’ Tirreni, provincia di Salerno, è nato per ospitare over 65 autonomi o con lievi necessità di assistenza.